Una replica a Marco Damilano

L’astensione? “Una via per dire democraticamente NO al referendum”, come scrisse Scoppola (tra gli altri)

16 aprile 2016

Caro Marco, mi dispiace davvero che un giornalista attento come te abbia commesso un doppio errore a proposito del mio riferimento alla posizione di Pietro Scoppola sulla possibile astensione sul referendum sul divorzio.

Il primo errore riguarda le mie parole. Nel corso della trasmissione “Bersaglio Mobile”, condotta da Enrico Mentana e andata in onda su La7 il 15 aprile, io non ho affatto sostenuto che Scoppola “si astenne sul primo referendum, quello sul divorzio del 1974” come tu scrivi. Ho invece affermato, letteralmente, che “Pietro Scoppola, alla vigilia del referendum sul divorzio, fece campagna per l’astensione”. In caso tu non avessi visto la trasmissione, puoi verificarlo tu stesso qui (http://www.la7.it/bersaglio-mobile/rivedila7/bersaglio-mobile-16-04-2016-181017: il mio intervento è circa al minuto 44).

Il secondo errore riguarda la sostanza del mio riferimento a Scoppola, ovvero la piena legittimità democratica dell’astensione su un referendum abrogativo come strumento già previsto dai Costituenti e l’opportunità che i partiti che intendono conservare una norma si mobilitino per l’astensione. Come sai, gli storici lavorano sui documenti. In questo caso il mio riferimento è ad un documento sottoscritto da ottanta intellettuali cattolici e pubblicato da Adista il 24 gennaio 1972. Lo potrai trovare facilmente in qualsiasi archivio e biblioteca e, se vorrai, potrai verificare alla lettera i due passaggi sottoscritti da quelle personalità e che a me sono parsi particolarmente attuali, rispetto alla nostra discussione di questi giorni. Nel primo passaggio essi scrivevano: “La legge vigente, tuttavia, prevede una condizione – voluta dalla Costituzione stessa – per la validità del referendum: che più della metà degli aventi diritto al voto si rechi alle urne. L’astensione potrebbe diventare dunque una via per dire democraticamente NO al referendum”. Ovvero, la piena legittimità democratica dell’astensione. Il secondo passaggio è altrettanto rilevante, dove  a proposito dell’efficacia della posizione di astensione si scriveva: “Vi è una difficile condizione politica perché l’astensione sia realmente efficace: che i grandi partiti o le forze d’opinione concordamente orientino l’elettorato verso l’astensione in massa”. Ovvero, la necessità che i partiti organizzati si mobilitino per l’astensione quando si voglia difendere una norma oggetto di referendum abrogativo: quella condizione non si realizzò successivamente in occasione del referendum sul divorzio ma è  esattamente quello che facendo  il Partito Democratico a proposito del referendum del 17 aprile. Sono due argomentazioni che valgono anche oggi, a tanti anni di distanza, e che Scoppola – insieme ad altri tra cui Beniamino Andreatta, Paolo Prodi, Arturo Parisi, Luigi Pedrazzi – seppe  cogliere con lungimiranza nel 1972.

D’altra parte, come saprai, quella mobilitazione è stata oggetto di abbondante attenzione da parte della ricerca storica sul cattolicesimo democratico. Mi limito qui a segnalarti due riferimenti bibliografici, per successivi approfondimenti: la monografia di Giambattista Sciré  (“Il divorzio in Italia. Partiti, Chiesa, società civile dalla legge al referendum 1965-1974″, Bruno Mondadori 2007) e il testo di Guido Formigoni “Il referendum del 1974″ pubblicato su Il Mulino dell’aprile 2011.

Con i migliori saluti, Andrea