Musica e Composizioni
Brani e Testi
Una piccola stella
E ti amerò per sempre
Mondo
Icaro
Canzoni scritte e interpretate, tra racconto, ironia e ricerca interiore. Questa pagina raccoglie alcuni brani che dialogano con i trattati sulla psiche, con i disegni e con quel modo un po’ obliquo di guardare il mondo che attraversa tutti i miei lavori.
Qui trovi i video, i testi integrali e un breve commento per il lettore. Non sono solo “canzoni”: sono piccoli esperimenti di percezione, dove parole, musica e immagini provano a raccontare le energie che muovono la nostra realtà interiore.
1. Una piccola stella
Una piccola stella è una specie di radiografia poetica della condizione umana. La “stella” non è qualcosa di lontano e romantico, ma una piccola scintilla di coscienza che abita ognuno di noi: due lanterne per occhi che provano a capire che senso ha tutto questo.
Nel testo convivono guerra, pubblicità, menzogne formali, ruoli sociali e una continua distrazione da sé. Allo stesso tempo, però, appare sempre un punto di luce: la possibilità di ricordare la libertà, di guardare oltre la superficie delle “cose” e riconoscersi parte di qualcosa di più grande. È una canzone sul rischio di addormentarsi nel rumore del mondo e sulla possibilità di risvegliarsi, anche solo per un attimo, guardando quella piccola stella interiore.
Nota: il video abbina il brano ai miei disegni, come un racconto visivo parallelo della stessa “stella” che abita la psiche umana.
2. E ti amerò per sempre
Qui la voce che parla non è semplicemente quella di una persona innamorata: è una presenza più ampia, quasi una coscienza che abita ogni esperienza. “Io sono l’errore e la forza di dirgli di no”, “sono nel ladro e nella guardia”: il brano gioca con l’idea che luce e ombra, bene e male, giusto e sbagliato siano polarità che si muovono dentro lo stesso campo.
Il ritornello suona come una dichiarazione d’amore, ma in realtà parla di una forza più grande: qualcosa che ama l’essere umano così com’è, anche prima che capisca, prima che si conceda davvero di donare amore. È una canzone sull’unità degli opposti, vista attraverso il linguaggio dell’amore.
3. Mondo
Mondo mette in fila una galleria di personaggi comuni: la cassiera, il barista, il sergente, il presidente, Adamo ed Eva… una specie di piccolo teatro dove tutti recitano un ruolo e allo stesso tempo portano la stessa domanda: che senso ha tutto questo?
Il ritornello è il cuore del brano: “mondo, tante storie un solo uomo”. È l’idea che dietro la molteplicità delle vite ci sia una sola esperienza umana che si ripete in mille forme. “Dio figlio e padre di te stesso” non è una formula religiosa, ma un invito a riconoscere la responsabilità e la potenza creativa che ognuno porta in sé. È una canzone che sorride amaramente sulle nostre contraddizioni, ma lascia aperta una porta alla consapevolezza.
4. Dimmi
In Dimmi c’è un gioco dichiarato: la strofa dice quello che penso davvero, il ritornello scivola volutamente nel linguaggio “da canzone d’amore” un po’ smielata. Il risultato è un contrasto ironico: chi ascolta può commuoversi sul ritornello, senza accorgersi che il brano sta anche prendendo in giro quel tipo di retorica.
Sotto l’ironia, però, resta una domanda reale: quante cose non vediamo in un uomo, in una relazione, in noi stessi? Quanta parte resta nascosta “nei cassetti”, come la rugiada che si vede solo se ti avvicini? È una canzone che sorride, ma invita ad andare oltre la superficie delle frasi fatte.
5. Sciappa
Sciappa è un autoritratto volutamente storto: un personaggio che si definisce “scemo” ma in realtà è fin troppo consapevole delle proprie contraddizioni. La canzone attraversa solitudine, disillusione, utopie trascurabili e castelli di carta, senza mai prendersi del tutto sul serio.
Il ritornello nonsense (“Sciapparappapapà”) funziona come valvola di sfogo: quando la mente prende troppo sul serio se stessa, l’unica medicina è a volte un po’ di sana leggerezza. Sotto l’ironia resta però una scelta: meglio una solitudine onesta che una compagnia costruita sull’ipocrisia.
6. Specchio nel blu
Specchio nel blu è una dichiarazione d’amore, ma anche un esercizio di percezione: la persona amata diventa danza, rugiada, scintilla, specchio. Non viene mai definita in modo diretto, ma solo attraverso immagini: è come se la mente, per dire qualcosa di vero, dovesse abbandonare le etichette e passare alla poesia.
L’idea di “specchio” è centrale anche nei miei trattati: l’altro come superficie in cui vediamo riflessa una parte di noi. In questo brano lo specchio non è freddo: è un blu profondo, vivo, in cui ci si può immergere. Alla fine, “specchio sei tu” può essere letto in due modi: tu, persona amata… e tu, lettore/ascoltatore.
7. Icaro
Icaro prende il mito e lo porta dentro una relazione molto umana: c’è qualcuno che ti guarda e ti dice “vai, non voltarti, vivendo capirai”. Il volo non è solo un’impresa eroica: è il gesto di chi decide di prendere in mano la propria vita, rischiando anche di bruciarsi.
Qui il perdono non è una condanna morale, ma una presenza che ti lascia andare senza trattenerti. Le “ali di cera” sono i nostri limiti, le nostre paure, ma anche la possibilità di trasformarle. “Ora libero, senza maschera, solo dignità”: il volo vero inizia quando smetti di recitare un ruolo e accetti di essere quello che sei, con tutta la fragilità che questo comporta.
